28 oche

Posted Ven, 03/02/2017 - 14:27 by Michele Zanetti

 Qualcuno tra voi certo si chiederà cosa significhi questo titolo, cari Amici. In effetti potrebbe essere una favola: la favola delle 28 oche che partono dalla steppa per volare lontano e conoscere l’inverno di altre terre, ma che alla steppa non fanno più ritorno. 28, oltretutto, sono un piccolo stormo e dunque la storia sarebbe affascinante e plausibile, se non fosse per quel finale; se non fosse per quel mancato ritorno alla steppa.

La storia, purtroppo, è ben diversa, nel senso che il titolo afferisce non già ad una favola, ma ad un dramma. Un dramma dell’arroganza, dell’imbecillità, dell’impunità e della complicità mafiosa nostrana, italica e veneta. Perché 28 sono le oche abbattute in uno degli ultimi giorni di caccia di questo disgraziato 2017 (ora come ora non ricordo se il 2016 sia stato migliore, ma ho qualche dubbio in proposito) abbattute illegalmente e sequestrate dai guardacaccia della ex Provincia di Venezia in Valle Grassabò, nella Laguna nord di Venezia.
Stiamo dicendo, cari Amici, che qui, a due passi da noi, nelle valli di cui non ci stanchiamo di celebrare la bellezza, le stesse in cui qualche anno fa nidificarono i fenicotteri (che ora vengono quotidianamente disturbati per impedire loro di rifarlo!) si consumano crimini contro la Fauna selvatica che quasi sempre rimangono impuniti. Crimini che sono sempre opera di cacciatori, si badi bene, non di fantomatici “bracconieri”, ma di cacciatori con regolare licenza.
Non a caso, nello stesso giorno di questo fatto, di cui l’ex Provincia con i suoi solerti dirigenti e funzionari non ha neppure dato notizia (!!!), in Valle Dragojesolo sono stati sequestrati 150 uccelli abbattuti in numero eccedente il consentito e inoltre alcune oche lombardelle abbattute illegalmente.
Ma che significa l’abbattimento di 28 oche, di cui cinque lombardelle e ben 23 selvatiche. Significa semplicemente che questi signori danarosi, espressione emblematica dell’arroganza, dell’analfabetismo di ritorno, del mancato rispetto delle regole e delle connivenze mafiose che distinguono la classe dirigente del Nordest, hanno annullato l’insediamento di una piccola colonia di oche selvatiche nidificanti avvenuto in Valle Grassabò circa dieci anni fa. Così, per divertirsi, per ammazzare, gratuitamente e spensieratamente, questi campioni dell’imbecillità nostrana, hanno danneggiato irreversibilmente un ecosistema e i nostri sacrosanti diritti di godere di un bene che è “patrimonio indisponibile dello Stato”, come recita la legge.
Ma questo non basta e non va letto come “episodio isolato”, ma come espressione di un comportamento incoraggiato dalla stessa istituzione regionale. Incoraggiato, certo, nel momento in cui, su proposta del lobbista consigliere Sergio Berlato, cacciatore vicentino, si approva una legge che punisce severamente chi “disturba i cacciatori” (!!!). La Regione Veneto: la sola in Europa in cui sia stata proposta la riduzione della superficie di due parchi naturali. Una tra quelle, in Italia, additata alla vergogna per l’abbattimento di un Ibis eremita, allevato nell’ambito di un progetto LIFE internazionale finanziato dalla stessa Comunità Europea, per evitarne l’estinzione e per la reintroduzione in ambiente. Abbattimento, manco a dirlo, ad opera di “una doppietta fantasma”.
Ecco, queste sono le ragioni sacrosante che ci fanno ritenere la caccia un’attività immorale, oltre che dannosa e fortemente diseducativa. Sono stati aboliti il tiro al piccione e alla quaglia d’allevamento perché immorali e, ipocritamente, come costume di questa società e dei suoi massimi rappresentanti, viene consentito l’abbattimento “per sport” dei migratori selvatici, mille volte più preziosi dei piccioni e delle quaglie allevate. Per queste ragioni noi intendiamo denunciare l’abbattimento delle 28 oche come un atto gratuito di barbarie, che non deve passare nell’indifferenza, perché è tempo che chi è pagato per farlo si assuma le proprie responsabilità per l’applicazione delle regole vigenti; e le valli da pesca sono sempre state luoghi di caccia fuori controllo, terra di nessuno, anzi, regno dei soliti privilegiati.
Un grazie sincero agli agenti che hanno condotto l’operazione con tempestività e professionalità; ai miei ex colleghi, con cui sono orgoglioso di aver condiviso alcuni anni di lavoro e di impegno per l’applicazione della legge, avendo per interlocutori la grigia inefficienza degli apparati burocratici provinciali e, spesso, persino complicità inconfessabili. Un grazie a nome dell’Associazione Naturalistica Sandonatese e di tutti i cittadini per cui l’applicazione delle regole che riguardano il vivere civile e la conservazione della natura è indispensabile e ineludibile.