Povero Veneto

Posted Lun, 02/01/2017 - 18:07 by Michele Zanetti

Il Veneto ha chiuso il 2016 in bellezza. Non c’erano dubbi, del resto, in quanto la Giunta regionale non è culturalmente all'altezza, nel senso che non è in grado di amministrare la Bellezza straordinaria che questa ragione esprime.

Il 2016 ha “regalato” al Veneto 2444 ettari di Prosecco in più: cento poderi da 24,4 ettari regalati ai produttori della monocoltura più devastante in termini di semplificazione del paesaggio e di impatto chimico. Per comprendere l’incompatibilità ecologica di tale scelta basti pensare a cosa e come si poteva produrre sugli stessi 2444 ettari e a quanti posti di lavoro in più sarebbero stati creati in luogo del super automatizzato vitigno Glera (vero nome del Prosecco).
Nel nome di questo vitigno e delle “bollicine”, come le chiamano, nei decenni scorsi sono stati espiantati boschi e spianate colline, ma non bastava ancora, perché il Glera è straripato in pianura e persino in bonifica e ormai si coltiva ovunque, avendo sostituito persino i capannoni nel consumo di territorio agrario. Certo, bisogna capirli: un ettaro a Prosecco vale milioni di euro, perché con il Prosecco si fanno i soldi. Soldi facili, garantiti, puliti, immediati e in valuta estera; e qui, tutti, vogliono solo e comunque “fare i soldi”. E’ così che si arricchiscono le grandi aziende vitivinicole che ne possiedono le maggiori superfici: automatizzando, irrorando e negando qualsiasi effetto sulla salute umana, dei trattamenti con sostanze chimiche. E la Regione Veneto, ovviamente, la loro ragione, sostenendoli economicamente e facendo indagini-farsa sull’incidenza dei tumori. Indagini che, anziché durare vent’anni ne durano due, per ammettere infine, “obtorto collo”, che nelle urine dei bambini che abitano “a meno di trenta metri dai vigneti” ci sono residui di prodotti di sintesi.
E tuttavia non basta tutto questo per denunciare la “povertà intellettuale” del Veneto, perché c’è dell’altro. Ci sono i Parchi fantasma. Si, i “Parchi Naturali Regionali”, quelli che la Democrazia Cristiana ha osteggiato per vent’anni e che i suoi eredi e dunque gli attuali amministratori, hanno infine istituito all’inizio degli anni Novanta, una generazione fa. Ebbene in 25 anni il territorio dei parchi è generalmente peggiorato in termini di qualità dell’ambiente, del paesaggio e della biodiversità. E se nel Parco dei Colli Euganei è dilagato il “cinghiale maialato” rilasciato dai cacciatori, nel Parco del Sile è dilagato il gambero rosso della Louisiana, si è estinto il temolo e le acque sono zeppe di abramidi del Danubio.
Loro, i dirigenti dei Parchi, eletti in base ad una ferrea logica politica, si sono occupati solo di piste ciclabili, delle feste del “Pan e Vin” sull’acqua, dei fuochi d’artificio, delle marce non competitive e chi più ne ha più ne metta. Eppure non è per tutto questo che sono stati istituiti i “Parchi Naturali”; questo si poteva fare anche senza queste istituzioni e, anzi, è spesso in contrasto con la finalità prima del Parco. Tanto che alla fine sono giunti due paladini della realpolitik nostrana: tali Berlato (eletto dai cacciatori vicentini per fare i loro interessi) e Valdegamberi (eletto non si sa da chi). Ebbene questi due esponenti prestigiosi dell’attuale maggioranza regionale hanno proposto e ottenuto di ridurre sensibilmente il perimetro del Parco dei Colli e di quello della Lessinia, per lasciare che i cacciatori esercitino la loro nobile attività e risolvano i problemi che proprio loro hanno causato.
Si, avete capito bene: abbiamo ancora a che fare con i cacciatori! Ancora loro, che pur essendo in via d’estinzione, superati culturalmente dai tempi nuovi, ancora sono un serbatoio di voti e ancora sono in grado, come i viticoltori del Prosecco, di ostacolare il libero godimento del territorio e delle sue bellezze da parte dei cittadini.
Ecco dunque la povertà del Veneto, regione retriva ma perfettamente democratica, in cui il territorio è stato devastato da una scellerata politica urbanistica e dove non si cresce di un millimetro, nel senso della tutela del patrimonio comune e di quella Bellezza che potrebbe farlo vivere senza la rapina del territorio, che rende straricchi pochi, ma che evidentemente accontenta tutti.
A proposito e sempre in tema di “povertà etica, culturale e morale” del Veneto e dei suoi gestori, non ci sono più fondi per mandare avanti il devastante cantiere della Pedemontana. Nel territorio di Antonio Canova, un gioiello distrutto per sempre, il paesaggio giace con le viscere a cielo aperto. Voragini che formano un paesaggio surreale e terrificante, da non perdere, a futura memoria.
In compenso, autentica “ciliegia sulla torta”, la Giunta regionale ha dichiarato i Veneti “minoranza linguistica”, con l’obbligo futuro di insegnamento della “lingua veneta” (ma quale delle mille versioni?! Quella di Venezia, di Padova, di Vicenza ….. ..) nelle scuole. Povero Veneto.

Buon Anno a tutti.